A inizio mese è stato pubblicato il decreto ministeriale 28 ottobre 2025 che ha aggiornato il decreto 26 giugno 2015 noto ai più come Decreto Requisiti Minimi e che formalmente reca "Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici".
Nel prossimo numero di Energia e Dintorni pubblicheremo un dossier dedicato al nuovo decreto, mentre in questo ne diamo solamente notizia aggiungendo qualche considerazione a corredo.
La pubblicazione arriva al termine di un percorso molto lungo.
In CTI le prime discussioni relative alla necessità di "aggiustare" alcuni elementi del decreto del 2015 risalgono all'epoca precovid.
Era il 2018 quando con la collaborazione di molti degli stakeholder del settore seduti ai nostri tavoli si iniziò a predisporre una proposta per il Ministero con l'intenzione di suggerire delle modifiche puntuali per migliorare l'intero castello metodologico.
La proposta venne inviata qualche tempo dopo ma probabilmente anche a causa dello stop forzato causato dalla pandemia non accadde nulla per parecchio tempo. Più recentemente la situazione si è sbloccata per arrivare ad oggi con un decreto che però sente già il fiato sul collo della EPBD IV e del suo necessario recepimento.
Diciamo questo non con l'obiettivo di sminuire la portata del decreto appena uscito, atteso da molto e da molti.
Anzi, ne parliamo con l'intento di sottolineare che le modifiche introdotte ora ai requisiti minimi sono importanti, recepiscono in parte molte FAQ pubblicate negli anni passati e risolvono alcuni aspetti critici favorendo, speriamo, l'intero settore. L'invito a non fermarsi è quindi rivolto soprattutto a coloro che, ipotizzando l'imminente recepimento della nuova direttiva, pensano di sedersi per aspettare le future novità, quando invece è importante mantenere, anzi accelerare l'andatura per garantire e se possibile migliorare quella tendenza positiva all'efficientamento degli edifici che abbiamo notato anche grazie al Rapporto ENEA-CTI sugli APE pubblicato lo scorso ottobre.
Ovviamente però non possiamo non rivolgere al legislatore lo stesso invito a proseguire senza sosta nel ben più complesso lavoro di traduzione in azioni concrete delle sfide che poste dalla nuova direttiva. Anche perché l'inerzia del settore è notevole e gli obiettivi da raggiungere sono ambiziosi e praticamente dietro l'angolo.
In tutto questo, soprattutto se si parla di metodologie di calcolo, il CTI è attore primario e i nostri tavoli sono aperti a tutti coloro che credono nel valore aggiunto della normativa tecnica.