E' stata pubblicata a inizio novembre la "Relazione 2025 sullo stato dell'Unione dell'Energia" presentata dalla Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni, in applicazione del Regolamento (UE) 2018/1999 sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima.
La relazione approfondisce i molti aspetti del contesto energetico europeo evidenziando fin dalle prime pagine, grazie ad una valutazione "unionale" dei piani nazionali per l'energia e il clima (PNEC), che, se gli Stati Membri attueranno le azioni previste assieme alle politiche UE, saremo molto vicini al raggiungimento degli obiettivi comuni fissati per il 2030 in materia di riduzione delle emissioni di gas serra ed energie rinnovabili.
Al contempo però la Commissione stigmatizza il ritardo importante sul fronte dell'efficienza energetica prospettando la necessità di misure supplementari e un'attuazione più rigorosa per conseguire gli obiettivi di risparmio energetico dell'UE per il 2030.
Un passaggio significativo, tra i molti che possiamo trovare nella Relazione evidenzia che "ogni miglioramento dell'efficienza energetica dell'1 % si traduce in una riduzione del 2,6 % delle importazioni di gas".
Ritorna quindi centrale, leggendo la relazione, il principio dell'Energy Efficiency First evidentemente non ancora perfettamente adottato secondo l'analisi svolta dalla CE.
Sono 10 i settori su cui la CE afferma di doversi concentrare per promuovere l'efficienza energetica:
1. Supportare e semplificare l'implementazione delle norme UE in materia di efficienza energetica (EED, EPBD, Ecodesign e Etichettatura energetica)
2. Integrare meglio l'efficienza energetica nella definizione delle politiche energetiche dell'UE, mediante il "pacchetto reti" e la strategia di elettrificazione.
3. Rafforzare le politiche specifiche del settore e gli standard per edifici, prodotti, data center e riscaldamento/raffreddamento.
4. Facilitare il finanziamento e gli investimenti pubblici e privati con particolare interesse verso le PMI.
5. Migliorare la collaborazione e la cooperazione tra governi, industria e attori finanziari.
6. Creare un mercato dell'efficienza energetica negoziabile attraverso sistemi come i certificati bianchi e le aste.
7. Sviluppare competenze per l'efficienza energetica anche attraverso piani di formazione nazionali e kit di strumenti.
8. Promuovere i finanziamenti e le partnership per la ricerca e l'innovazione nelle tecnologie di efficienza energetica negli edifici e nell'industria.
9. Promuovere la cooperazione internazionale
10. Aumentare la consapevolezza dell'efficienza energetica di cittadini e imprese.
Molti sono i collegamenti logici di questo decalogo con la normazione tecnica, è quindi necessario "rimanere sul pezzo".